Intervista esclusiva al modello e cantante Guillaume Goufan

Guillaume Goufan è un artista completo e versatile: sportivo, musicista, modello, attore e cantante. Questi sono solo alcuni dei mille volti di questo ragazzo animato da una profonda fede in Dio. Molti lo ricorderanno per la partecipazione alla quarta edizione del reality show La Fattoria nel 2009, condotta da Paola Perego con la collaborazione di Mara Venier. La moda è stato il trampolino di lancio a livello internazionale, ma è con la musica che Guillaume esprime il proprio io interiore volenteroso di portare gioia ed amore nel mondo. Tra i suoi singoli: L’histoire d’un homme, Cette histoire d’elle et moi, Sex et passion, Dance e Midnight. Ora lo attende un grande progetto discografico, di cui parlerà nell’intervista esclusiva che ha rilasciato solo per Dentro lo Schermo. Essendosi raccontato a lungo e nei dettagli, non voglio prolungarmi nella presentazione e lascio direttamente a lui la parola:

1. Padre del Camerun e madre francese: che ricordi hai della tua infanzia?

Il ricordo che ho è di un’infanzia multiculturale. Mia madre era metà francese e metà algerina; mio padre era camerunese. Ho ricevuto un’educazione per così dire mista, proveniente da radici africane, arabe ed europee. Questo anche a livello musicale e culinario. I miei genitori arrivavano da famiglie povere, ma impegnandosi sono riusciti a fare grandi cose nel corso delle loro vite: mia madre è chirurgo e mio padre ingegnere. Mi hanno sempre detto di credere al mio cuore ed ai miei sogni. Ero molto bravo in tutti gli sport ed all’età di 9 anni ho scelto il tennis. Sono arrivato ad alti livelli, poiché mi allenavo con dedizione e frequenza insieme ai miei coach. Andavo a scuola la mattina e giocavo a tennis il pomeriggio. Contemporaneamente al tennis portavo avanti la passione per il pianoforte, che ho studiato per 10 anni. Così è iniziato il mio amore per la musica. Ricordando la mia infanzia non posso non citare Parigi ed un modo di vivere internazionale e multiculturale.

2. Come hai iniziato a lavorare nella moda?

Ho iniziato la mia carriera di modello camminando per strada a Parigi insieme a mio cugino. Io però non mi sono mai ritenuto un bel ragazzo, perché dove vivevo erano un po’ razzisti ed i canoni di bellezza erano diversi. Comunque quel giorno mi fermò una donna ed era una talent scout ed agente per la Benetton, mi chiese di partecipare ad un casting per farmi conoscere l’ambiente e fare un provino. Andai e vi erano centinaia di persone. Mi presentai addirittura senza foto, così a mani vuote. Dopo due settimane mi richiamarono e diventai uno dei testimonial mondiali della Benetton. Un grandissimo ricordo per essere il primo lavoro.

3. Quando e come è avvenuto il trasferimento in Italia?

Avevo conosciuto i primi italiani lavorando a Capetown in Sudafrica dove fui contattato da marchi italiani e poi trasferitomi a Johannesburg conobbi la cugina di un mio caro amico tennista, la quale era anche lei italiana. Ritrovai questa ragazza poco tempo dopo a Monaco di Baviera, dove nel frattempo avevo iniziato a vivere e mi disse che lei viveva a Milano. Mi invitò ad andare a trovarla cosicché avrei potuto cercare una agenzia di moda anche a Milano. Per cui grazie ad un’amica che mi voleva bene arrivai a Milano, dove mi contattarono diverse agenzie. Scelsi la Joy ed iniziai un nuovo capitolo della mia vita.

4. Ti abbiamo visto nel 2009 al reality show La Fattoria. Cosa ricordi di quell’esperienza? Ti è servita lavorativamente?

La Fattoria è tuttora un bel ricordo poiché è stata una bella avventura, anche se molto difficile poiché poco abituato alla tv. Facevo parte della Compagnia delle Indie insieme a Marcus Schenkenberg e avevo collezionato diverse ospitate in programmi televisivi, tra i quali ricordo con piacere il Maurizio Costanzo Show. L’esperienza in Brasile è anche stata complicata a livello linguistico perché erano quasi tutti italiani ed io francese. In più bisognava mostrare ciò che il pubblico voleva vedere. Devo dire che la tv ha un brutto rapporto con la moda perché ha seguito di quel lavoro persi molti contatti. Però sono comunque contento perché grazie a La Fattoria sono venuto in contatto con la casa discografica che ha prodotto il mio primo album. Insomma sono cresciuto ed è stato divertente.

5. Oggi sei concentrato sulla musica. Ci racconti di questa passione?

La musica è una passione da sempre: dal cantare sotto la doccia allo studio del piano. Nei miei viaggi sono venuto in contatto con molti musicisti e ho iniziato a prendere lezioni di canto. In giro per il mondo ho poi incominciato a scrivere testi musicali. La prima casa discografica di cui parlavo prima ha poi deciso di produrre le canzoni di cui avevo già scritto i testi. La musica, le sonorità ed i testi sono la voce del mio spirito, sono vita. Sono la mia voglia di dare luce ed amore al mondo; di esprimere quello che ho dentro. Anche la nostra vita è formata da una colonna sonora. La mia fortuna è quella di poter trasformare la mia passione in lavoro, poiché la carriera nella musica sta decollando. Non riuscirei davvero ad immaginare la mia vita senza musica. Ci tengo poi a dire che sono sia cantante sia autore sia compositore dei miei brani. Voglio che con la mia musica la gente si liberi dei pesi della vita ed inizi a vivere in serenità.

6. Che rapporto hai con la fede le religione?

Io e la religione non abbiamo alcun tipo di rapporto. Ho una grandissima fede in Dio: il mio Dio non ha colore, non ha nome, non ha religione. È il Dio della creazione e dell’amore. Non è cattolico, evangelico, protestante, buddista, musulmano o ebraico. Forse poiché vengo da culture diverse: mio nonno materno era musulmano, mia nonna materna era cattolica, mio padre è protestante. Il colore della pelle così come le religioni dividono le persone creando guerre ed antagonismi e questo non può essere il volere di Dio. Io non giudico chi segue una religione, ma sono convinto che Dio non ha razza né popolo, perché guida chiunque permettendo all’uomo di amare il prossimo. Ci dà la possibilità di vedere un po’ di noi stessi negli altri e per me è l’ultima risposta ad ogni quesito e la vera ragione di vivere. Il mio rapporto con la fede è totale e non faccio nulla nella vita se non portare luce ed amore nella vita degli altri. L’amore di Dio che ci salverà tutti e l’amore degli uni verso gli altri sono il vero oro, argento e diamanti della vita. Guillaume Goufan è fede.

7. Quali progetti hai per il 2016? Ti rivedremo in tv o ti concentrerai altrove?

Allora il 22 febbraio uscirà in tutto il mondo il mio singolo Lovely Day, con il video annesso, in collaborazione con la G Records. Con loro ho in progetto un album e due singoli che usciranno uno a fine marzo ed uno in estate. Vorrei fare una bella campagna di promozione dell’album e poi ho in cantiere alcuni film. Ovviamente continuo anche la mia attività di modello ed a Parigi ho un agente che si sta impegnando a promuovermi sempre in ambito musicale. In Italia ed all’estero mi impegnerò in molti concerti e festival. Il mio compito principale è quello di far felice gli altri e portare luce ed amore nel mondo. Sogno un futuro in cui tutti siano liberi di amare chiunque e di vivere una vita libera e serena.

Intervistare Guillaume è stata davvero una bella esperienza poiché si è rivelato davvero una bella persona, un uomo profondo ed attento al mondo che lo circonda. Se posso permettermi gli consiglio di non cambiare mai questi lati del suo carattere che lo rendono un artista unico ed una persona speciale.

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